C’è un nuovo sceriffo in campo: la FIVI

È cosa nota che l’espansione mondiale del mercato abbia creato dei colossi industriali che poco hanno a che fare con la nobile arte artigianale dell’agricoltura, del sudore vero del fattore e dei suoi operai e del buon vecchio lavoro manuale in vigna e in cantina.

Nell’era della globalizzazione, in cui è la quantità a determinare il profitto, tante case vinicole hanno ceduto consistenti porzioni delle proprie aziende ai colossi internazionali in cambio di somme ragguardevoli, appiattendo però la qualità e la tradizione del Vino così come ci è stata tramandata nei secoli. La meccanizzazione e il mercato della grande distribuzione hanno creato mostri industriali che producono milioni di bottiglie di vino di mediocre qualità di cui il mercato nazionale ed internazionale è sommerso, lasciando però in un pericoloso Maelstrom i piccoli produttori e quelli che si sono rifiutati di cedere anni di tradizioni familiari alle multinazionali, il sudore di generazioni di viticoltori alla “vecchia maniera”. A tutto questo si aggiunge che «né le nostre organizzazioni sindacali, né il ministero, né i rappresentanti italiani a Bruxelles hanno difeso i nostri interessi. Le grandi lobby dei commercianti, dei distributori, dei vinificatori, degli industriali del vino (che hanno tutti ormai interessi multinazionali) fanno normalmente prevalere le loro ragioni»¹

Quindi quando le cose si mettono veramente male chi chiamerai?! La FIVI!

Quando tutto sembrava perduto ecco che il 17 luglio 2008 si costituiva la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI), dopo un processo di gestazione di circa due anni.

FIVI? Mai sentita, di che cosa di tratta?

La FIVI sin dal primo giorno di attività si è posta come obiettivo la creazione, anche in Italia, di un gruppo che difendesse e tutelasse gli interessi dei Vignaioli Indipendenti, sganciati da gruppi industriali e società straniere. Questo gruppo ha preso in mano la situazione per creare un network che tutelasse il lavoro artigianale, quello fatto di piccoli e grandi produttori che insieme negli anni hanno creato un vero e proprio “mercato a parte” arrivando rapidamente ad ottenere grandi spazi nelle più blasonate fiere internazionali, come ad esempio il Vinitaly, punta di diamante mondiale dell’enologia di livello insieme al Merano Wine Festival e alla fiera di Düsseldorf.

La missione FIVI è «difendere gli interessi dei propri aderenti in ambito morale, tecnico, sociale, economico e amministrativo. Partecipare alle politiche di sviluppo viticolo su scala locale, nazionale ed europea. Proporre misure economiche e norme legislative nell’interesse dei Vignaioli Indipendenti. Proporre e promuovere un’organizzazione economica del vino sostenibile e razionale. Dialogare con i poteri pubblici con l’obiettivo di esprimere le problematiche specifiche dei Vignaioli Indipendenti. Coordinare e rinforzare le azioni delle delegazioni locali attraverso il contributo dei delegati di zona e promuovere la creazione di nuove realtà territoriali. E il loro mantra è stato dall’origine: il vino in Europa non è una materia prima: è invece un prodotto agricolo, legato al territorio d’origine»

Indubbiamente c’è tanta “uva sul fuoco” 😀

I soci della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti possono apporre alle proprie bottiglie il bollino riportante il logo della Fivi, la rappresentazione di un vignaiolo che porta sulla testa un cesto di uva e la cui ombra diventa bottiglia. La presenza di questo logo identifica un vino fatto da un vignaiolo, cioè da chi ha seguito direttamente tutta la filiera dalla cura della vigna, alla trasformazione dell’uva in vino, fino all’imbottigliamento e la vendita.

Se siete come noi, a favore della paternità assoluta dei nostri eccellenti prodotti, e se siete contrari al processo odierno per cui un mosto nato in un paese europeo possa essere imbottigliato in un altro (naturalmente dove il costo del lavoro è più alto) e possa comparire in etichetta come prodotto del paese di imbottigliamento senza indicazione di quello dell’origine ingannando il consumatore, e facendo concorrenza sleale verso i vignaioli del paese importatore – e soprattutto tradendo il concetto stesso di Vino come espressione unica di un territorio – bussate alle porte della FIVI.

Buoni Sorsi

 

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