Cantina State of Mind

Diario di Cantina • Capitolo Quarto

In questo capitolo vorrei, dopo le prime battute, prendermi una pausa dai tecnicismi necessari a spiegare come e cosa serve per ottenere un buon prodotto per una piccola parentesi più personale, più intima, circa il mio lavoro.

Tecnica e umanità

Essere un enologo, un enotecnico, un cantiniere o un tecnico di campo richiedono, oltre la preparazione accademica e professionale, una certa preparazione anche umana, interiore, psicologica.

Il lavoro in un’azienda agricola può essere molto duro, l’ho già fatto notare in maniera spiritosa nei precedenti capitoli, ma vi assicuro che la fatica fisica e mentale contano solo per il 50% esatto nella vita di un lavoratore agricolo, le percentuali variano solo quando le responsabilità di un enologo si sostituiscono alla fatica fisica per far fronte alla direzione dei lavori e alla sicurezza del resto della truppa.

La squadra è tutto

È essenziale per una buona azienda avere un buon team, unito anche da rapporti di amicizia e fiducia. Il pericolo di farsi molto male nonostante tutti operino sempre con le dovute precauzioni è sempre molto alto. Le macchine enologiche sono potenti, veloci e letali, le vasche sono alte e scivolose, se aggiungiamo poi il fatto che si è perennemente bagnati o su superfici umide e lisce ecco che, se manca l’organizzazione, la preparazione, ma soprattutto lo “state of mind” delle persone che ci lavorano, il disastro è dietro l’angolo.

No White Collars

Ho imparato personalmente nelle aziende in cui ho avuto il privilegio di essere il responsabile della produzione — e conseguentemente anche della salute dei miei colleghi — che un grande segreto per un buon tecnico è principalmente di lavorare a pari livello con i propri colleghi. Niente camici bianchi o giacche costose abbinate a scarpe firmate ma una buona tuta da lavoro sporca e scarpe dure antinfortunistiche. Per ottenere un buon team non ci deve essere il “capo”: quella figura semmai spetta a chi paga lo stipendio a fine mese, lasciamola a loro… almeno quella 🙂

In cantina si è amici, fratelli, colleghi, ci si guarda le spalle e ci si aiuta in ogni momento, un mio piccolo segreto è quello di dire sempre tanti “per favore”, “posso aiutarti”, “lascia faccio io, riposati un secondo” e tanti, tantissimi “grazie”. Questo ha sempre tenuto uniti i miei ragazzi e mi ha portato a non combinare mai disastri o a fronteggiare tragedie sul lavoro come alcuni dei miei colleghi hanno invece dovuto fare.

Perché la fatica è vera

Quando si lavorano come per esempio in tempo di vendemmia 12/16 ore al giorno, iniziando alle otto di mattina e finendo anche a mezzanotte è importante che tutti sappiano quello che si sta facendo e che siano giustamente motivati a farlo bene, perché alla fine della giornata gli obiettivi sono solo due: fare il proprio lavoro bene e tornare a casa senza aver fatto danni, sprecato prodotto prezioso o finire all’ospedale.

…sembra quasi un racconto di guerra vero? 🙂

E i rischi tantissimi

Un lavoratore infelice, troppo stanco, non motivato è di per se un potenziale rischio per tutto il resto della squadra e dell’azienda. Una conduttura allacciata male, un tubo da 100 kg non assicurato bene, un prodotto enologico o un solvente di sterilizzazione utilizzato male e la giornata si trasforma in un incubo in pochi attimi, un incubo che si moltiplica data la natura stessa del suo essere una catena di anelli legati giocoforza tra loro in maniera inscindibile. Un infortunio o una perdita di prodotto, per capirci, portano a fermare i lavori, magari ritardare i tempi di vendemmia o in imbottigliamento per mancanza di personale infortunatosi o di attrezzature danneggiate; l’allungarsi dei tempi porta l’uva a rimanere in campo o il vino nelle vasche, magari scolme più di quanto programmato, e, dal momento che al destino non manca di certo l’ironia, magari in quella precisa settimana la regione viene investita da un ondata di freddo anomalo fuori stagione e a causa della stanchezza dovute alle troppe ore lavorate o alla svogliatezza di un operaio non giustamente motivato l’azienda intera piomba in un vortice di problemi enormi da cui è difficile poi risalire senza grossissimi sacrifici o compromessi a livello economico e/o qualitativo.

ok… ma a sentirti sembra che lavorare nel vino sia addirittura peggio che andare in guerra… 😀

Tutti sulla stessa barca

Questo è il mio “state of mind”, siamo tutti sulla stessa barca, lavoriamo insieme tutto il giorno, viviamo insieme per brevi periodi, sporchi stanchi e acciaccati, ma ci proteggiamo l’un l’altro e ci aiutiamo l’un l’altro sempre in ogni minuto; un occhio a quello che si sta facendo l’altro per il collega al tuo fianco per far si che tutto fili sempre liscio e per lavorare sereni e allegramente, un’aiuto anche se si è a pezzi a riassettare a fine giornata o a salire su quella maledetta scala, un ultimo goccio d’acqua lasciato anche dopo ore in campo a 40° e si sta morendo di sete — lo so, suona un po’ melodrammatico — ma quando si è a 15 metri  di altezza sopra un serbatoio di acciaio liscio come la seta e scivoloso come il ghiaccio nonostante si è legati con una corda di sicurezza, il poter appoggiare il proprio braccio sulla spalla del collega e amico al tuo fianco e sentirlo pronto e forte nel sorreggerti… è l’unica cosa di cui hai veramente bisogno.

Buoni Sorsi

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